Se pensate che fotografia e architettura non abbiano dei punti in comune, preparatevi a vederle in modo diverso. Come una linea sovrapposta. Come due mondi che si parlano, dialogano e, alla fine, esprimono una meraviglia capace di lasciare a bocca aperta. Per riuscirci, però, c’è bisogno del tocco umano. E qui sta il punto. Aurora Greta Ruggeri osserva gli spazi come se avessero una voce. Non li attraversa semplicemente: li legge. Ne riconosce il ritmo, le proporzioni invisibili, il modo in cui la luce si posa sulle superfici e trasforma la materia in percezione.
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